Da "LEFT avvenimenti" n° 22 del 30 maggio 2008

Il sogno dell'opera totale


Da Wagner a Kandinsky, fino alle opere multimediali. Il ricco sviluppo del rapporto fra suono e immagine raccontato da chi, per comporre usa mattoni e cemento


FRANCO PURINI


di Simona Maggiorelli

Un tema affascinante, impegnativo, il rapporto fra immagine e suono, è al centro, il 30 maggio di un convegno all'università la Sapienza di Roma. Con artisti, storici dell'arte, filosofi, sinologi, musicisti e musicologi a confronto. Tra i relatori anche l'architetto Franco Purini, che, anni fa, per Laterza ha pubblicato un libro dal titolo significativo: Comporre l'architettura. «La parola composizione - spiega Purini - viene all'architettura dalla pittura, ma anche dalla musica. Architettura e musica condividono questo termine che significa mettere insieme, creare un'armonia profonda».
Dietro c'è l'idea dell'opera totale, come fusione di più linguaggi. Wagner immaginava di poter risemantizzare la tragedia classica che aveva il coro. Quest'idea poi ha avuto molti e interessanti sviluppi
Senza dubbio si parte da lì ed è un tema che attraversa i secoli. Centrale è la questione del ritmo. Ogni composizione è dotata di un suo ritmo interno. La poesia, la metrica ma non solo. Quasi tutte le arti incorporano un versante musicale. Specie la pittura moderna. Basta pensare a Kandinsky o a Klee,
C'è chi dice che quelle di Klee siano composizioni musicali tradotte in pittura.
Ciò che conta nel ritmo sono anche le sue contrazioni, le proporzioni fra le varie parti della tela, i rapporti cromatici. A loro volta capaci di evocare le stesse relazioni, qualitative e quantitative, che esistono fra le note. Non a caso definiamo un certo tipo di pittura tonale, che parliamo di pittura timbrica, per spiegare questa qualità "visiva" del suono .
Tra il 1908 e il 1914 Kandinsky fece esperimenti interessanti in questo senso. Con Suono giallo tentò una ricerca sul preverbale e di rappresentare l'invisibile. Che cosa ne pensa?




Kandinsky cercava di esplorare quel quid di immaterialità e di indicibile che c'è anche nella musica. Si pensa che la musica sia la forma più immateriale di esperienza. Di fatto il suono è un fenomeno fisico, ma noi lo recepiamo mentalmente ed emotivamente come se fosse una sorta di apparizione dell'invisibile del mondo.
In effetti, il problema è che Kandinsky aveva un fondo spiritualistico
Anche esoterico. Collegato a una mistica dei rapporti, fatta di segrete armonie per pochi iniziati, dopo un periodo di preparazione. Anche l'architettura è stata percorsa da una corrente spiritualistca. Specie quella antica. Per Palladio le proporzioni di un ambiente sono legate da rapporti numerici, come accade le note musicali. Questa tendenza spiritualista c'è stata anche nel razionalismo moderno. Per esempio, in Le Corbusier, con il suo gusto per la divina proporzione.
E nell'ambiente del razionalismo italiano?
In Figini e Pollini, per esempio, la componente spiritualistica è stata determinante. Basta dire che si facevano costruire delle squadrette particolari i cui lati erano in proporzioni armoniche. Con cui disegnavano già con i rapporti giusti per raggiungere una certa espressione matematico musicale.
Così le costruzioni non rischiavano di diventare completamente astratte?
Questo è un prezzo che si paga volentieri. È un
messaggio che si costruisce non pensando alla massa degli utenti. I più possono non avvertire la presenza di queste proporzioni, ma qualcuno le afferra.
Gli architetti che più si sono addentrati in questa ricerca fra musica e architettura?
Un'altra figura importante è Luigi Moretti, nella sua rivista Spazio, affronta il tema del proporzionamento delle membrature proprio in termini di architettura musicale. Per il rapporto fra musica e scenografia,Adolph Appia, che esegue una serie di progetti detti spazi ritmici, cercando di tradurre le armonie musicali del compositore Jacques Dalcroze.
Alla fine sono pochi quelli che poi non entrano in questo territorio. Vi rientra anche la musica modulare, iterativa. Quella di Philip Glass, per esempio, è una musica sostanzialmente architettonica, contiene tutte le procedure che vengono usate quando si fa un progetto: presuppone la variazione, il contrasto...
Passaggi sonori, sound design, soundscape, sono molto di moda. Ma spesso le installazioni assomigliano a "giardini new age". Un uso solo estetizzante?
Questi sconfinamenti esistono. Ma certa sperimentazione fra musica architettura mette in risalto un altro interessante tratto comune: la temporalità. Io posso mettermi davanti a un quadro e coglierlo subito nella sua pienezza. Anche se poi ho bisogno di un certo tempo per capirlo. L'architettura, invece, è processionale, devo entrarci dentro, ci devo camminare. Analogamente mi comporto quando ascolto un brano musicale che ha un inizio, uno svolgimento e una conclusione. Faccio un'esperienza in un certo tempo. Anche la letteratura è un'arte temporale.
È un tempo interiore, fatto di emozioni, che ci può apparire straordinariamente più rapido o dilatato rispetto allo scorrere effettivo delle ore..
Al di là di quello che succede in questo tempo, la durata. è di per
sé un valore. Per l'architettura è fondamentale. Direi che l'architettura è, in certo senso, uno strumento musicale. Quando cammino in un appartamento o in una Chiesa paleocristiana, il ritmo del passo fa suonare come una cassa armonica.
Stave Lacy, nelle sue performance itineranti, alla Fondazione Mirò come nella chiesa sconsacrata di San Leo guidava il pubblico a vivere e sentire lo
Spazio attraverso la musica. Un esercizio tutt'altro che spirituale.
Nell'architettura c'è anche una dimensione molto corporea. È un'arte che si costruisce nella pienezza dei materiali. Tonnellate di cemento armato di mattoni. Che, però devono riuscire a perdere pesantezza. Nella scultura, invece, è pura forma, la materialità non conta.
Anche in architettura l'immagine deve avere una forma, un contenuto. Per così dire un movimento?
L'architettura è un'arte che incorpora le ragioni per cui la si fa. Incorpora un difetto. Una musica non ha una finalità pratica. Va ascoltata, deve dare emozioni, conoscenze. In una casa, invece, non ci deve piovere. Noi siamo artisti, ma dopo aver assolto a compiti pratici. Non siamo scultori o musicisti, né poeti o pittori. Dobbiamo risolvere problemi molto concreti. Poi possiamo anche fare gli artisti.
Qual è la fase più creativa del suo lavoro?
In realtà comporre architettura significa trovare un modo musicale di disporre le masse. Riguarda lo spazio. Come uno spazio possa essere musicale. Oltre il discorso delle proporzioni di cui parlavamo, c'è questa dimensione più profonda del costruire. In questa armonia invisibile, appunto, misteriosa che troviamo nel rapporto con la musica.
Da qui è partito per fare le scenografie per uno spettacolo sui sonetti di Michelangelo musicati da Shostakovic?
Per lo spettacolo diretto da Beppe Menegatti al Teatro dell'Opera sono partito dal disegno di una parete che si inclina. Nel suo andamento sinuoso, vuole evocare l'irrompere di onde sonore nello spazio. Anche in questo caso si è cercato di trovare un risultato interessante, armonico.
E quando la musica è dissonante, come accade nella contemporanea?
Può essere un ordine armonico o disarmonico, ma è sempre un ordine. Sempre di comporre, si tratta.


Da "LEFT avvenimenti" n° 22 del 30 maggio 2008

L’appuntamento

Suono e immagine. Mostre e un convegno

“Non riesco a togliermi quell’immagine dalla testa”. Sono le parole di un compositore che si era innamorato perdutamente di un quadro. Mi disse che quel quadro era musica per lui. Non lo capii li per lì. Poi è emersa di nuovo questa domanda: che rapporto c’è tra il suono e l’immagine? Da dove nasce il suono? Se in molti hanno provato a ridurre l’arte a mimesi, quest’idea risulta ben poco applicabile alla musica. Così ci siamo interrogati sull’idea di tempo e di spazio in musica, e ci siamo chiesti tra le tante e tante domande come e se le immagini esprimano, oltre lo spazio, il tempo. E di che spazio e di che tempo si tratti. E ci siamo chiesti anche perché a volte una bellissima musica, nonostante una perfetta esecuzione, non ci lasci nulla. L’etnomusicologo Blancking dice che “è il contenuto umano del suono….a catturare la gente. Si tratterebbe sempre del prodotto di un essere umano sensibile ed è questa sensibilità che ha il potere di suscitare o meno i sentimenti di un altro essere umano”. Per confrontarsi su questi temi – accanto alle mostre di Eva Gebhardt, Alessandro Ferraro e Giulio Baldi e alle improvvisazioni musicali di Marilena Paradisi e di Arturo Tallini – il 30 maggio alla Facoltà di Medicina della Sapienza prende vita una tavola rotonda con lo storico dell’arte Claudio Zambianchi, la filosofa Elisabetta Amalfitano, il linguista Federico Masini, l’architetto Franco Purini, e la ricercatrice Alessandra Capanna. Per tentare qualcosa di più del rapporto fra suono e immagine che accompagna l’uomo da migliaia di anni. Come ci suggeriscono dipinti rupestri e quei flauti in osso di 36 mila anni fa, ritrovati in una grotta del sud della Germania.

Virginia Barghini



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